Pärnu: una gita al mare.

Raggiunsi Pärnu, la prima volta, alla fine di Giugno del 2006. Sulla costa Baltica nella parte più occidentale del Paese, Pärnu rappresenta per gli estoni quello che Rimini e Fiuggi insieme rappresentano per gli italiani. Luogo di villeggiatura e centro termale molto conosciuto a queste latitudini, mi fu consigliato qualche tempo prima da un italiano che da anni vive a Tallinn.
Presi un bus di linea di prima mattina, quando era chiaro da diverse ore (in questo periodo dell’anno albeggia poco dopo le quattro del mattino), ma la giornata si preannunciava sotto il profilo meteorologico decisamente … perturbata. Un vento teso soffiava dal Golfo di Finlandia trascinandosi dietro nuvole veloci e minacciose che si alternavano rapidamente . Fui seriamente tentato dall’idea di non muovermi da Tallinn, di tornare in albergo e di rimettermi sotto le coperte, ma resistetti ripensando alle parole del nostro connazionale: “ se vieni in estate e’ un vero peccato ripartire senza essere stato a Pärnu ”. Avevo l’aereo la sera seguente: quindi o partivo senza vedere Pärnu (e vi confido che, in una mattinata come quella non mi sembrava una gran perdita), oppure visto che avevo fatto trenta…
Sul bus mi addormentai, a fianco di una signora di mezza età immersa nella lettura del Postimees: il principale quotidiano estone, rigorosamente redatto in lingua locale, non mi permetteva alcuna possibilità di “sbirciata”, se non per le foto o per i simboli (internazionali) delle previsioni del tempo. Dopo poco più di un’ora di viaggio mi svegliai nei pressi di Pärnu. Il tempo nel frattempo era peggiorato: tipica giornata grigio-topo di fine ottobre. Passai qualche minuto a fare valutazioni di pura fustigazione mentale del tipo”ma dove pensavo di andare? Al mare? In Estonia?”. Decisi che avrei bevuto una Saku (la birra nazionale estone), mangiato qualcosa e che sarei tornato a Tallinn, con il primo bus in direzione opposta.
Avevo circa due ore di tempo: il primo bus in direzione Tallinn partiva poco dopo mezzogiorno. Tirai fuori dallo zainetto la mia Lonely Planet e, dopo una rapida consultazione, ebbi la conferma che stavo imboccando una delle vie più importanti del centro, la Rüütli (ci mancava solo di perdermi per Pärnu, sotto la pioggia…). Percorsi poche decine di metri, prima di infilarmi in una specie di pub dove rimasi per oltre due ore. Gli altri avventori, una comitiva chiassosa di finlandesi e un paio di “locali”, sembravano piuttosto annoiati e delusi. Pensai che, forse, una giornata come quella doveva essere troppo anche per loro.

Quando uscii, un raggio di sole mi fece strizzare inaspettatamente gli occhi, le nuvole si erano diradate lasciando spazio ad un cielo dalle molteplici sfumature cromatiche. La città prese lentamente a popolarsi. Si trattava di turisti. Finlandesi in maggioranza, ma anche inglesi e tedeschi. Oltre che, ovviamente, estoni e russi. L’aria che ancora odorava di pioggia divenne prima tiepida, poi quasi calda. Tolsi il giubbino restando con la polo, incamminandomi in “direzione mare”, a passi veloci … ansioso di camminare scalzo sulle sabbiose spiagge baltiche.

Percorsi un lungo viale alberato costeggiato da caratteristici e colorati villini in legno, sino ad arrivare ad un parco dal quale intravedeva il mare e la spiaggia… Iniziava a pervadermi un senso di piacevole leggerezza; mi piaceva quel profumo di mare dopo la pioggia.

La spiaggia attrezzatissima, è lunga più di 7 km, con altalene, campi da beach volley, chioschi. La sabbia finissima , il mare con diverse insenature si incunea in una bella baia . Certo l’acqua era un po’ freddina (ma cosa volete che sia, per gente abituata al bagno post-sauna a febbraio con il mare increspato dal ghiaccio…). Certo che, non trattenni il sorriso alla vista di bianchissime signore estoni (o finlandesi che fossero) affamate di sole dopo quasi un anno di freddo, neve e buio alle tre del pomeriggio.
Dopo aver percorso scalzo quasi tutta la spiaggia, decisi di godermi il panorama da un chiosco…mangiai ali di pollo, innaffiate dalla “solita” Saku, assistendo ad una partita di beach volley femminile.

 

 

 

 

 

 

 

 
Solo dopo parecchie ore, mi diressi verso la stazione degli autobus. Il sole era ancora alto. Incrociai molta gente che procedeva in direzione opposta, verso la spiaggia. Erano passate le sette di sera, ma poco importa a queste latitudini. La luce in estate è garantita fino a orari per noi latini quasi “impensabili”(diciamo, per capirci, che potete cenare, digerire e fare il bagno con un tramonto tanto lungo che sembra non voler finir mai).
Del resto, la vita all’aperto rappresenta per gli estoni una sorta di prezioso e gradevolissimo “riscatto” dopo tutti quei mesi di freddo e buio e non perdono le occasioni per godersela…
Durante il viaggio di ritorno, guardai le foto che avevo scattato con la mia digitale. Arrivai a Tallinn alle undici di sera. C’era ancora luce.

2 risposte a Pärnu: una gita al mare.

  1. Pärnu è davvero un luogo di villeggiatura rinomato ed importante in tutta la regione geografica del Baltico settentrionale, già da lunga data.
    Alcuni anni fa mi è capitato di vedere a Monaco di Baviera, in un mercatino delle pulci, più di una cartolina illustrata scritta da vacanzieri tedeschi di inizio 900. Erano auguri e saluti agli amici scritti da Pärnu, che allora faceva parte dell’Impero Russo ed era nota con il nome germanico di Pernau.
    Un cordiali saluto!

    • Gianluigi scrive:

      Confermo. Pärnu già dal XIX secolo era conosciuta in tutta l’area baltica, come importante centro termale e località balneare.
      Saluti!

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