“Tallinn nel 1960″ di Michael Bourdeaux

 

“Per i quindici anni successivi alla seconda guerra mondiale, Tallinn è stata una città chiusa, indifesa come un uccellino perso nella foresta; una foresta in questo caso, fatta dagli armamenti difensivi (offensivi) sperimentati dai Paesi della Nato.
Nel 1960 si è improvvisamente aperta ai visitatori provenienti dall’ Europa occidentale. Io ho avuto la fortuna di essere studente presso l’Università di Mosca in quegli anni, ed ero forse il primo cittadino britannico a farvi ingresso. I diplomatici non vi hanno avuto accesso fino all’indipendenza del 1991, a causa del fatto che, secondo i procedimenti burocratici, una loro visita necessitava il consenso da parte dell’occupazione sovietica.
Ho raggiunto la città in treno da Leningrado, e non finisce qui: per la prima ed unica volta dai venticinque anni che conosco l’Unione Sovietica, sono stato ospitato illegalmente in una casa privata. Lungi da me il pensare di causare problemi; gli occupanti hanno barricato le uscite e rifiutavano di lasciarmi andare finchè non avessi acconsentito a restare lì tre notti, poiché avevano trovato la mia fotografia appesa al muro!Com’era stato possibile?

Nel 1958 le autorità sovietiche avevano autorizzato alcuni studenti di teologia selezionati a studiare all’estero. Uno di loro proveniva da Riga, l’altro (il pastore Kaide Ratsep) da Tallinn; quest’ultimo scelse come propria meta, Wycliffe Hall, Oxford, proprio mentre ero lì. Essendo laureato in russo, eravamo l’uno incuriosito dall’altro. L’anno seguente, mi si è prospettata l’opportunità di studiare a Mosca come partecipante del primo programma di scambio culturale con l’URSS; è stata quell’occasione a portarmi da Ratsep, mentre stava viaggiando per Londra. Gli promisi che avrei fatto una telefonata alla sua famiglia se ce ne fosse stata la necessità. Ci fu.
Arrivato a Tallinn, presi un treno suburbano (esistente ancor oggi) per la costosa zona periferica di Nomme, dove le case in legno disposte tra gli alberi conferiscono un aspetto più scandinavo che tipico dell’Unione Sovietica. Cartine di qualsiasi tipo non erano reperibili, in quanto considerati oggetti per scopi militari, così fui costretto a contare sulle mie forze e a chiedere ai passanti dove si trovasse casa Ratsep. Finalmente trovai una persona che sapeva il russo, che mi indicò uno dei tanti viottoli affondati nella sabbia, dove si ergeva una casa a due piani separata dai vicini da un recinto in legno e da una fila di pini. Bussai alla porta di colore verde brillante. Un uomo dai capelli grigi mise la testa fuori dalla finestra al piano di sopra prima di scendere. Non parlavamo la stessa lingua, ma gli dissi il nome di una persona che risultava essere suo figlio. Mi invitò ad entrare, ed ecco appeso al muro una fotografia del corpo studentesco di Wycliffe Hall del 1958.
Non mi permise semplicemente di andarmene e capì in qualche maniera che dovevo attendere il ritorno della nuora. Mi preparai una conversazione di poche parole, sapendo bene che Kaide, appena arrivato a Oxford, parlava un inglese elementare. Al contrario, Enid Ratsep era bilingue, essendo nata in Estonia libera da madre inglese. In casa, la famiglia comunicava in inglese, una tradizione che nel 1960 era completamente caduta in disuso. La loro figlia dodicenne lo sapeva abbastanza bene. Più tardi conobbi il fratello di Enid, che, portandomi in giro per le strade medievali di Tallinn, mi cantò le canzoni di Harry Lauder. Trent’anni dopo pensai: si trattava di un’anteprima della Rivoluzione Cantata?
Mi trovavo in Unione Sovietica e quasi non ci credevo. Copriletto e paralumi erano di produzione britannica, del periodo prebellico. Dormivo nello studio di Kaide, con una libreria piena di testi di teologia tedesca ed inglese dietro il cuscino. Tutti noi, come per un tacito accordo, stavamo alla larga dall’argomento “occupazione sovietica”, ma la famiglia aveva organizzato interamente il mio tempo per i tre giorni successivi. Dopo aver trascorso otto mesi nel grigio dell’inverno moscovita, l’impeto della Tallinn antica immersa nei brillanti colori primaverili mi catapultarono in un mondo nuovo.
La visita domenicale alla chiesa di S.Carlo, la chiesa luterana di Kaide, mi aveva lasciato impressioni contrastanti. Strano, ma la famiglia non volle accompagnarmi. L’enorme edificio era pieno quasi per metà, e circa il 40% della congregazione era costituita da gente giovane, una percentuale molto più alta di quella che avevo trovato in Russia. Cercai di incontrare il pastore dopo la funzione, ma fuori dalla sua porta il corridoio era pieno di dozzine di giovani che lo aspettavano. Nessuno di loro, notai con sorpresa, mi rivolse la parola, nonostante molti dovessero sapere il russo. Supposi che stessero aspettando delle istruzioni religiose, considerate illegali dal sistema sovietico dell’epoca, e che vedessero dunque di cattivo occhio l’intrusione di uno straniero, soprattutto se russo (per cui mi avevano scambiato).
L’ultimo giorno, dopo aver acquistato un biglietto aereo per Riga, stavo aspettando sulla pista, dietro un piccolo aereo. Un funzionario mi si avvicinò, chiese i miei documenti, mi portò all’interno e mi comunicò che il volo che stavo per affrontare era considerato illegale per uno straniero. “ Le nostre leggi sono meno severe di quelle applicate in Gran Bretagna ai cittadini sovietici” mi disse, e proseguì “ Quando ci sono andato, non mi è stato permesso di visitare i posti che desideravo. Puoi andare dove vuoi, ma non sempre per il percorso che hai scelto. Certamente visiterai Riga, ma lo farai in treno, passando per Leningrado”

Brano tratto integralmente da “Estonia” di Neil Taylor- Guide Bradt- Edizione italiana 2008

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