“Lo spirito estone” di Arvo Valton

“L’Estonia è situata sulle rive orientali del Mar Baltico. Il suo nome deriva dalla tribù degli Aesti, citati da Tacito, una stirpe balcanica della quale non sopravvivono oggi che Lituani e Lettoni. Come i finnici, gli Estoni discendono invece dai popoli ugro-finnici, vissuti qui fin dai tempi più remoti; ma mentre per gli Estoni il Baltico si chiama “mare occidentale”, per i finnici, come per gli svedesi si chiama “mare orientale”. Un tempo i popoli ugro-finnici occupavano tutti i territori boscosi dell’Europa settentrionale e orientale, poi le grandi ondate migratorie dei Balti e degli Slavi assimilarono le popolazione locali. Questo processo di assimilazione è durato praticamente fino ai giorni nostri, in quanto ancora nel corso di questo secolo abbiamo visto sparire sotto ai nostri occhi, nella nostra regione, popoli ugro-finnici come gli Ingri, i Voti e i Livi, questi ultimi assorbiti dai Lettoni.

Gli Estoni sono dunque ciò che resta di uno dei popoli sedentari più antichi del nostro continente, e sono fieri di essere aborigeni della propria terra, che hanno abitato per quasi diecimila anni. Avendo visto cedere all’assimilazione tanti altri popoli della loro stessa famiglia, gli Estoni, consci della propria identità, considerano un dovere mantenere vive una lingua e una cultura tanto antiche.
In cosa consiste, in particolare, la specificità di questo popolo, quali sono i tratti che lo distinguono dalle altre genti europee?
E’ evidente che nessuna etnia può considerarsi “pura”, e che non vi sono culture isolate; ad ogni genesi etnica partecipano molte differenti correnti, e nel suo farsi storico un popolo assorbe per secoli elementi appartenenti ad altre tradizioni. Così è avvenuto anche per gli Estoni che, per lo meno durante gli ultimi centocinquanta anni, hanno coscientemente formato e sviluppato propri rapporti culturali col resto dell’Europa.

Ciononostante, pur nei continui scambi con i vicini, gli Estoni hanno sempre attribuito una funzione essenziale nella lotta per la sopravvivenza in quanto popolo al mantenimento e allo sviluppo della lingua, cosa che non è detto avvenga sempre, per ogni etnia gelosa e orgogliosa della propria identità. Ecco perché sono particolarmente sensibili ai pericoli che minacciano la lingua, come la russificazione, cui si sono opposti negli ultimi decenni all’interno dell’impero sovietico. Per l’anima estone la principale virtù della nuova indipendenza è quella di avere allontanato questo pericolo, di avere prodotto nuove e migliori condizioni per proteggere la lingua e la cultura nazionali.
Gli Estoni trovano bella la loro lingua, questa lingua di così difficile accesso ai forestieri…Una leggenda narra che, tanti secoli fa, a un concorso di bellezza fra lingue l’italiano arrivò primo, ma l’estone occupò il secondo posto!

Gli Estoni sono fieri, inoltre, di possedere una delle raccolte di poesia popolare più imponenti d’Europa- circa due pagine per ogni Estone- che per la sua stessa abbondanza ha permesso agli studiosi di enucleare un modello universale di classificazione folcloristica. Nel secolo scorso, quando la poesia popolare era ancora viva, il pastore Jakob Hurt organizzò in Estonia un’opera di raccolta di questi testi che vide la partecipazione non solo degli intellettuali, ma anche di moltissimi contadini e semplici cittadini.

La poesia popolare rivela che gli Estoni non sono mai stati un popolo guerriero. Le epopee storiche, così frequenti nella tradizione dei popoli turchi e delle genti nomadi in generale, sono meno sviluppate nella cultura dei gruppi sedentari e coltivatori, come il nostro; non mancano invece le fantasie amorose, i canti sul lavoro o sui modi di vita.
La nostra epopea nazionale, il poema Kelevipoeg, scritto verso la metà del secolo scorso da Kreutzwald, presenta parti eroiche piuttosto artificiose, mentre riflette perfettamente la vita spirituale di un popolo contadino.

Tutto ciò viene confermato dalla storia recente; il processo che ha condotto all’indipendenza, alla liberazione dall’impero sovietico cui l’Estonia era stata annessa con la forza, si è svolto in modo del tutto pacifico ed è confluito in un movimento chiamato “la rivoluzione delle canzoni”. Una delle manifestazioni più stimolanti dello spirito nazionale, infatti, sono sempre state le Feste del canto, alle quali gli Estoni partecipano in modo spettacolare, abitualmente circa trecentomila persone.
Un’altra differenza importante tra gli Estoni e molti altri popoli europei è che essi non hanno mai diviso il mondo in bianco e nero, la loro logica tradizionale non riposa su opposizioni. Gli antiche dèi estoni non erano particolarmente minacciosi, si poteva sempre arrivare ad un accordo con loro e talvolta anche prenderli in giro. Gli spiriti cattivi non erano affatto onnipotenti, piuttosto stupidi, ragion per cui una persona intelligente riusciva sempre a cavarsela e a riparare alle loro malefatte. Ogni tanto si tende ancora a far rivivere questa antica fede, e in questo senso si sta impegnando un’associazione che ha rimesso in auge più di una ventina di boschi sacri, destinati alla preghiera e all’incontro con gli dèi. La maggior parte della gente però considera queste persone tipi originali e simpatici, piuttosto che uomini di fede da prendere sul serio. Si potrebbe forse credere che uno degli ostacoli che impediscono il decollo di questo movimento sia la grande influenza del cristianesimo, ma non è così: gli Estoni si reputano un popolo tiepido in materia di religione. Non dimenticano che circa ottocento anni fa il cristianesimo venne portato in questa parte d’Europa con il fuoco e con la spada. Questo scetticismo di fondo spiega anche perché qui l’ideologia comunista sia stata accolta soprattutto con ironia. Un’ironia che caratterizza i miei connazionali e le loro espressioni artistiche, e che ci distingue anche rispetto al popolo che ci è più direttamente apparentato, quello finnico, il cui umorismo benevolo comprende a fatica la nostra ironia amara e salace.

A partire dalla Riforma tedesca del Cinquecento, la religione ufficiale del paese è il protestantesimo luterano, e questo spiega il nostro carattere laborioso, preciso e rispettoso della parola data, come anche la precoce e completa alfabetizzazione degli Estoni ( il censimento del 1896 ci informa che il 96% degli estoni sa leggere e scrivere, con una percentuale addirittura superiore per le donne che per gli uomini): in nessun’altra parte dell’Europa occidentale o dell’impero russo si ritrovano cifre così alte. Dall’evoluzione storica risulta che l’Estonia appartiene innanzitutto alla sfera culturale scandinava, nonostante dal Duecento i suoi governanti siano stati dapprima agli ordini religiosi- la cui lingua era il latino – e poi la classe dirigente locale che parlava tedesco. La lotta per la lingua e la cultura indigena cominciò verso la metà del secolo scorso, e il risultato del “risveglio nazionale” fu l’affermazione dell’identità estone, divenuta dominante dall’inizio del nostro secolo.

Gli Estoni sembrano incapaci di accogliere e integrare le novità nel loro patrimonio culturale. Innumerevoli correnti artistiche e intellettuali, li hanno visti coinvolti, anche quando l’impero sovietico li isolava tramite la cortina di ferro dalla penetrazione di tutto ciò che proveniva dall’Occidente. Oggi, in un’Estonia nuovamente indipendente, i venti del vario mondo non trovano più ostacoli; anzi, la funzione degli intellettuali sarà quella di vigilare attentamente per impedire che l’Estonia si lasci trascinare nell’orbita della malattia dilagante in Europa: l’americanizzazione. Il pericolo esiste ed è un rischio per noi completamente nuovo.

In ogni caso c’è un rimedio: essere aperti a tutto il mondo, imparare da tutti e fondere tutti gli apporti in una cultura specifica, organicamente adatta ai bisogni umani e piena di energie vitali. L’Estonia ha infatti sempre dimostrato grande interesse anche per le filosofie e le culture orientali, come il Buddismo. Questo atteggiamento ci ha protetti fin qui da influenze troppo monolitiche: ecco perché ancor oggi siamo in grado di accogliere ospitalmente molti fenomeni di vita intellettuale e spirituale, purchè non appaiano troppo aggressivi ai silenziosi Estoni.”

Arvo Valton – Nasce nel 1935 a Marjamaa, deportato in Siberia all’età di tredici anni, si è diplomato all’ Istituto Cinematografico di Mosca nel 1967. Scrittore e sceneggiatore, è stato dal 1992 al 1995 deputato al Parlamento estone. Studioso dei popoli di origine ugro-finnici.
Ha pubblicato diverse raccolte di novelle, romanzi e libri per l’infanzia.”

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